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Ndileka Mandela riceve il Premio Ethnos 2018

Ndileka Mandela riceve il Premio Ethnos 2018

Il Premio Ethnos 2018 consegnato a Villa Bruno a San Giorgio a Cremano a Ndileka Mandela alla memoria di suo nonno dalle mani del Direttore artistico del Festival Gigi Di Luca.

 

“Perché un premio alla memoria si Mandela? Ho seguito una strada che in questi anni mi ha sempre con foto verso il Sudafrica. Ho invitato Masekele e Makeba ai miei Festival, mi sono ritrovato a mettere in scena uno spettacolo Memorie di una Schiava ed ho scoperto dopo che l autore sra Sudafricano. Mi sono ritrovato ad esser inviato dall Ambasciatore Sudafricano lo scorso febbraio e poi sono andato a Milano e mi sono imbattuto per caso in un negozio con artigianato del sudafrica ho capito che le coincidenze erano troppe. il Premio Ethnos alla memoria di Nelson Mandela il cui credo sua nipote Nkileda Mandela porta per il mondo vuole ricordare anche Miriam Makeba scomparsa 10 anni fa a Castel Volturno. Infatti giovedì Ndileka Ma ndela andrà li dove Makeba è scomparsa il 9 Novembre del 2008.”
Gigi Di Luca

 

Discorso Ndileka Mandela alla consegna del Premio Ethnos 2018

Terza edizione. Voluto ed ideato da Gigi Di Luca, in occasione del Festival Ethnos. Consegnato a Villa Bruno, San Giorgio a Cremano il 25 settembre 2018

“Vi farò un ritratto// immaginate un’isola poco lontano dalla costa, e dalla magnifica città di Cape Town, è un’isola arida. Niente cresce sul suo suolo, neanche sulla sabbia, è fatta di pietre bianche, calcaree//
Quest’isola era il posto dove venivano mandati i lebbrosi, persone considerate sporche e da evitare, gente che doveva essere allontanata dalla comunità//. L’isola di Robben, (Robben Island) diventò il luogo dove veniva mandato anche chi era indesiderato dal regime dell’apartheid//. Coloro che rappresentavano una minaccia// uomini coraggiosi come Robert Sobukwe , Walter Sisulu, Andrew Mlangheni , Nelson Mandela e molti altri.// Trascorrevano le loro giornate seduti a terra a scheggiare pietre bianche con un martello. Fu questo tipo di attività che causò a mio nonno gravi problemi di vista, le pietre abbagliavano.// Noi Africani, come voi italiani siamo gente di grandi passioni, amiamo il ritmo e soprattutto vogliamo essere liberi di cantare, ballare e ridere,// cantiamo quando siamo tristi // e cantiamo quando siamo felici, // cantiamo quando lodiamo, e anche quando siamo in lutto.// Immaginate una vita senza musica e senza danza…// Immaginate di non poter vedere la “Table Mountain” dalla finestra della cella, perché i tuoi carcerieri vogliono privarti anche solo di uno spicchio di bellezza// Mio nonno è stato costretto a vivere a Robben Island senza poter cantare, ascoltare musica o danzare per 17 anni // Io da piccola non ho mai potuto sentire mio nonno cantare per me la ninna nanna o raccontarmi delle storie, come è tradizione da noi, ho profondamente desiderato avere anche solo un suo “buonanotte” ma non è mai stato possibile//. Mio nonno spesso mi diceva che avere la possibilità solamente di sentire un bambino ridere gli avrebbe colmato il cuore di gioia, mentre era lì a Robben Island//. Su quella isola arida, quando scoccavano le 5 del pomeriggio si sentiva il rumore delle celle che sbattevano per essere serrate e poi nient’altro, scendeva solo un silenzio di morte// da questo silenzio pian piano si levava il flebile canto dei prigionieri, anche mio nonno cantava, pur essendo stonato.// Cantavano sì per dimenticare le loro sofferenze// per ricordare le famiglie che avevano lasciato// ma soprattutto volevano dire alla gente: reagite, lottiamo per la nostra libertà//. Il canto era ciò che ci univa durante gli anni dell’apartheid // I canti di liberazione riecheggiavano nei quartieri neri.// Durante la campagna di liberazione di Mandela, negli anni ’80, bianchi e neri intonavano cori insieme e cantavano a “A luta continue” di Mama Miriam (Makeba), canzone di grande importanza ancora oggi come 30 anni fa//. Mio nonno amava ballare. Non era un gran ballerino ma ogni volta che si presentava un’occasione lui iniziava a danzare.// Anche in presenza di centinaia di migliaia di persone a Wembley, con Johnny Clegg, lui salì sul palco ed iniziò a ballare il suo Madiba Jive.// ormai conosciuto ovunque come la danza di Mandela.//Mio nonno era convinto che la musica come lo sport poteva unire le persone// .Tutti sanno apprezzare una bella canzone, non importa in quale lingua sia cantata//. Bastava una buona musica per spingerlo a danzare e cantare//. Dopo la sua liberazione iniziò ad interessarsi particolarmente alla musica del Sud Africa. Aveva compreso il ruolo importante che la musica avrebbe potuto giocare nel calmare le tensioni politiche, dando contemporaneamente alla nuova democrazia uno strumento per unire il popolo//. E’stato molto difficile crescere senza un padre e senza un nonno// Mio padre, Thembekile, il primogenito di Nelson Mandela, morì all’età di 24 anni in un incidente stradale// nello stesso incidente morì anche un turista italiano, di cui sto cercando gli eredi, i familiari//.
Quand’ero bambina mi parlavano molto di mio nonno, Nelson Mandela, ma per me è diventato una persona reale solo dopo la mia prima visita a Robben Island, quando avevo 16 anni//Ero una giovane donna terrificata e fui accompagnata al traghetto per l’isola da mia nonna// da sola arrivai in quella fredda e vuota sala d’accoglienza, mio nonno era dietro ad un vetro che ci separava, nessun bacio, nessun abbraccio//. Io ero lì solo una giovane donna che guardava negli occhi Nelson Mandela. // La prima volta che mi vide i suoi occhi erano pieni di tristezza// Scrutò direttamente la mia anima.// In me vide il suo amato figlio ma anche la nuova generazione dei Mandela.// Subito si rese conto del mio disagio e mi chiese due cose: “Vai bene a scuola? Hai un fidanzato?”// La mia risposta fu: “Si nonno” e “No nonno”//. Mio nonno ha messo gli interessi del Sud Africa e del popolo africano prima di ogni cosa.// Lui, con i suoi compagni di prigione e di partito, aveva un obiettivo: sconfiggere le ingiustizie dell’apartheid a tutti i costi// Era pronto a morire per questa causa.//
Mi sento davvero privilegiata ed onorata, perché dopo la sua liberazione ho trascorso molto tempo con lui //. Durante questo periodo ho provato più volte a chiedergli di mio padre. Mi sono resa conto che il dolore di non aver potuto seppellire suo figlio era però troppo grande//. In me, che sono la prima nipote, Madiba ha instillato quel senso di responsabilità che mi porta a tramandare la sua memoria e quella di mio padre//.
Madiba nutriva un grande rispetto per le donne.// E, se mi posso permettere, le donne lo amavano molto.// Aveva un tale fascino… // Ho visto attrici famose, capi di stato e persino principesse incantate dal suo charme// Ma cosa fondamentale è che Mandela rispettava i diritti delle donne.
Io sono Ndileka Mandela // è mia responsabilità diffondere nel mondo il credo di mio padre e di mio nonno// Mio padre non c’era per poter raccogliere la saggezza di Madiba, io sì.// Il rispetto è stato fondamentale per mio nonno. Lui ha rispettato i suoi amici ed i suoi nemici.// Rispettava le donne, i bambini, i vecchi e gli infermi. Lui ci ha insegnato che attraverso il dialogo qualsiasi ostacolo può essere superato.// Non abbiate paura di quello che non sapete o non capite, aprite un dialogo e potreste essere sorpresi da quanto c’è da imparare da chi credete vostri nemici// Io so che mio nonno ha imparato tanto da chi la pensava diversamente da lui// Mio nonno credeva nel trovare un accordo nel disaccordo//.
La Costituzione del Sud Africana è considerata una delle più emancipate del mondo//. Non sarebbe mai potuto nascere un Sud Africa libero e democratico se i suoi leader non fossero stati capaci di dialogare//. A nome della mia famiglia io voglio ringraziare di cuore Gigi Di Luca e tutti voi per il Premio Ethnos alla memoria di mio nonno.// C’è un Nelson Mandela in ognuno di noi , cerchiamolo, per noi stessi e per la vostra bella Italia.”

 


 

Ms.Ndileka Mandela Speech Ethnos Festival

Buonasera
I am going to paint you a picture// . Imagine an island just off the magnificent city of Cape Town . It is a barren island . Nothing grows on it. It’s sand is sterile, it’s stone is white lime. //
The island was the place where lepers were banned to , they were considered dirty, they had to be removed from society.//
Robben Island later became the place where the unwanted were sent by the apartheid regime. // Those who posed a threat. // Those brave men, Robert Sobukwe, Walter Sisulu, Andrew Mlangeni Nelson Mandela and many many others//. They spent their days chipping away the white lime stone , this resulted in my grandfather suffering from bad eyesight all his adult life. //
Us Africans, like you Italians are people of passion, of love , of Rthymns and above all we want to be free to sing, to dance and to laugh. // We sing when we are sad //, we sing when we are happy. //
We sing when we praise and when we mourn. //
Imagine a life without music and dance//. Imagine not being able to see the beautiful Table Mountain from your cell window because your captures did not want you to see anything beautiful. //My grandfather lived without music for 17 years on Robben Island//. I never had the priceless experience of my NONNO singing to me, nor my NONNO telling me stories around the fire n or saying “ Buonanotte” // my grandfather often told me that what he missed most on Robben Island was the sound of the laughter of children. //
On Robben Island When the last door banged shut at 5 pm in the evening the deadly silence of the prison walls descended// , then slowly the soft sounds of the prisoners singing and humming were heard. //They would sing to forget their sorrow ,// to remember their beloved wives and children they had left behind //but above all their songs communicated to a nation to rise up and fight for freedom. //
Song, was what bound us together during the apartheid years. //The liberation tunes were heard blaring in out townships//. During the “ Free Mandela” Campaign our freedom songs were sung at rallies by black and white students who demanded change.// A Lotta Continua of Mamma Miriam is relevant today as it was 30 years ago. //
My grandfather loved to dance ,// he wasn’t very good at it but whenever he could he would dance.// Even infront of hundreds of thousand of people in Wembley with Johnny Clegg he would come on stage and do his Madiba jive. It’s become quite famous. //
My grandfather believed that music like sport United people. // A beautiful melody can be appreciated by anyone, no matter in what language it is sung.. // Give him a great melody and he would smile and sing along.// After his release he took a particular interest in South African music. He understood the importance that music would play in calming a volatile political transition and at the same time giving a new democracy new songs that would bind us together//
It was extremely difficult to grow up without a father and grandfather.// My father Thembekile, Nelson Mandela eldest son died at the age of 24 in a car accident. An Italian tourist also lost his life. // While growing up I was told about my NONNO Nelson Mandela but he wasn’t real to me until my first visit to Robben Island at the age of 16. //
I was a terrified young woman who was accompanied to the ferry for Robben Island by my Nonna // Alone, I arrived in an empty cold waiting room to see Nelson Mandela my NONNO sitting behind a glass panel//. No hugs no kiss.// Just a young woman looking into the eyes of Nelson Mandela.// That first time, when he looked at me his eyes were filled with sadness//. They looked deep into my soul//. In me he saw his beloved son but he also saw the next Mandela generation// . However in typical Nelson manner he understood my discomfort and he asked me 2 things “ are you doing well at school ? And do you have a boyfriend?// My answers were “ Si NONNO and No NONNO” //
My grandfather put the interests of South Africans before anyone or anything// . He had a vision and together with his comrades in prison and in the revolutionary system they were determined to overcome the injustices of apartheid at all costs // . He was prepared to die for his principles. //
I was extremely honored to have spent plenty of time with my grandfather after his release from prison//. During this time I tried to ask him about my father but I soon realized that the memory of the pain of not being allowed to bury his son was too painful for him. // In me,his eldest grandchild Madiba instilled the responsibility to take his legacy and that of my father forward.//
Madiba was a man who had the utmost respect for women.// And might I add the women loved him.// He had such charm. // I saw famous actresses, heads of state and even princesses being absolutely enchanted by his charisma// but fundamental is that Nelson Mandela respected the rights of women, //
I am Ndileka Mandela//. It is my responsibility to carry the legacy of my father and grandfather to the world//. My father was not there to receive Madiba wisdom , but I was. //Respect was fundamental in my grandfather character. He respected his friends and his enemies//. He respected women, children, the elderly and the inferm. //He taught us that with respect and dialogue any obstacle can be overcome.// Don’t be afraid of what you do not know or understand. Start a dialogue you might be surprised at what you might learn from people who you perceive as your enemies//. He learned a lot from people that disagreed with him // My grandfather believed that is was ok to agree to disagree .//
The South African Constitution is regarded as one of the most advanced in the world. //How would the birth of a free and democratic South Africa come about if our leaders hadn’t respected one another in dialogue? //
On behalf of my family, thank you to Gigi Di Luca for the award PREMIO ETHNOS for my NONNO //
There is a Nelson Mandela in each one of us// go and search for it// if not for you // but for the bellissima Italia.