La 30 Edizione del Festival Ethnos
Oggi, il Festival Ethnos rappresenta un progetto culturale consolidato e profondamente radicato nel territorio, giunto alla sua trentesima edizione. Non è un semplice evento di intrattenimento, ma un “progetto collettivo che guarda a un intero territorio”, con una forte vocazione culturale, sociale e politica.
Ecco le sue principali caratteristiche e finalità attuali:
Durata e Sede Itinerante: Il festival si svolge nell’arco di quasi un mese, iniziando il 6 settembre a San Giorgio a Cremano e concludendosi il 3 ottobre a Napoli. È itinerante, coinvolgendo otto città e ospitando 19 concerti nei fine settimana.
Luoghi Storici e Patrimonio Culturale: I concerti non si tengono nelle piazze, ma in luoghi storici come ville vesuviane, musei, chiese, parchi e sentieri naturalistici del Parco Nazionale del Vesuvio. Questa scelta integra la musica contemporanea delle diverse etnie con il patrimonio culturale locale.
Focus sulle Culture del Mondo e Minoranze Etniche: Fin dalle sue origini, Ethnos ha avuto un’attenzione particolare per le “cose minori e le minoranze etniche” e per gli artisti meno conosciuti, offrendo al pubblico una “scoperta, una novità, una curiosità, un’esperienza”. La ricerca di questi musicisti poco noti è un aspetto centrale e interessante per il direttore artistico. Si impegna a “raccontare con approfondimento le culture del mondo e non come forma di intrattenimento”.
Musica come Veicolo di Storie e Bisogni Sociali: A differenza della musica classica, la musica world e tradizionale veicola “le storie, i popoli, i bisogni”. Gli artisti non sono solo interpreti, ma portatori di un bagaglio culturale e di necessità, a volte legate a situazioni difficili o a questioni di sopravvivenza. Un esempio lampante è l’apertura del festival con un gruppo dal Congo che rappresenta le tribù pigmee (Aka ) in via di estinzione, la cui musica porta il messaggio urgente della loro sussistenza e della minaccia al loro habitat dovuta alla deforestazione e all’espropriazione dei territori.
Impegno Politico e Sociale:
Musica Politica per Definizione: La musica africana, in particolare, è definita “musica politica”. Il festival ospita artisti la cui musica nasce da contesti di denuncia, come quelli esiliati durante l’apartheid (Miriam Makeba, Hugh Masekela) o chi ha cantato di rivoluzione e libertà (Fela Kuti, Cheikha Remitti).
Denuncia e Consapevolezza: Vengono presentati gruppi che portano storie di attualità, come le tre artiste donne (palestinese, siriana, iraniana) del gruppo Ansamb Shakam, la cui musica invita a riflettere sulla condizione sociopolitica delle donne nei loro paesi e sui conflitti in atto.
Integrazione e Contaminazione Culturale: In un contesto di crescente razzismo, il festival promuove la musica africana come “azione politica di convivenza” e integrazione. Vengono organizzati concerti e workshop con immigrati e africani in Italia per favorire la “contaminazione dei linguaggi” come possibilità di comunicazione e rispetto reciproco, sottolineando che i migranti portano un “arricchimento” culturale.
Multidisciplinarietà: Il festival si è aperto a “azioni multidisciplinari”, come la danza contemporanea. Un esempio è Fernando Anuang’a che, con la sua performance sulla cultura Maasai, utilizza il corpo e il gesto per narrare l’epoca, la cultura e la spiritualità di un popolo.
Valori Fondamentali: Le declinazioni di questi 30 anni possono essere racchiuse nei concetti di “diversità, resistenza, territorio, comunità e generazioni”.
In sintesi, Ethnos oggi è un festival che va oltre la mera esibizione musicale, agendo come una piattaforma per la comprensione interculturale, la sensibilizzazione su questioni sociali urgenti e la promozione dell’incontro tra popoli attraverso il linguaggio universale della musica e delle arti.
