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4 Ottobre 2020

DOMENICA 4 OTTOBRE
SAN GIORGIO A CREMANO

Villa Buno
Via Cavalli di Bronzo, 22
ore 10.30

Workshop di danza teatrale Taranta Atelier

a cura di Maristella Martella

“Per spiegare la danza è molto meglio danzare che pubblicare saggi etrattati. Un’arte dovrebbe essere in grado di farne a meno” Isadora Duncan (The Art of the Dance, 1928) E’ dal pensiero di Isadora Duncan che scelgo di partire per parlare di danza.
Infatti la danza non basta descriverla, raccontarla, spiegarla, per conoscerla va eseguita, danzata, imitata, tramandata. Come tutte le arti la danza trasmette e rispecchia i gusti, lo spirito, i conflitti e le speranze del proprio tempo. Da sempre accompagna la celebrazione degli eventi importanti della vita di una comunità: nascite, matrimoni, eventinaturali. La danza come forma artistica ed espressione collettiva e popolare tramanda valori culturali e sociali.
La danza popolare è una danza aperta a tutti, agli uomini e alle donne, ai danzatori esperti e ai neofiti, agli anziani e ai bambini.
Le donne, oggi come ieri, trovano nelle danze popolari una grande possibilità di espressione e di libertà.
Oggi siamo testimoni di un rinnovato movimento culturale che ha investito la Pizzica-pizzica e la Tarantella in generale e che si alimenta col passare degli anni. Questo fenomeno che ha superato i confini nazionali appassionando all’estero quanto in Italia, ha portato inevitabilmente alla trasformazione della danza popolare, che è passata negli anni dall’intimità dei cortili e delle feste familiari-private alle ronde nelle piazze, ai laboratori didattici e agli spettacoli dal vivo.

Inizio: 10:30
Durata: 2 ore
Modalità di partecipazione: con invio di una mail all’indirizzo stage@labazzarra.com
Numero max di partecipanti: 30
Luogo di svolgimento: Villa Bruno- San Giorgio a Cremano
Destinatari: aperto a tutti

 

SAN GIORGIO A CREMANO

Villa Vannucchi
Via Roma, 47
ore 20.30


Dalle ore 13:00 di Sabato 3 Ottobre è possibile prenotarsi a questo link: www.eventbrite.it/e/123880220073
A causa delle recenti ordinanze, la capienza di Villa Vannucchi è di 102 posti soltanto.
• La prenotazione per questo concerto è singola e personale. Non è possibile indicare congiunti al seguito.
• Vi ricordiamo che è necessario arrivare in anticipo di circa 45 minuti rispetto all’orario di inizio. La prenotazione è valida fino alle 20:30, orario di inizio del live.


Concerto “Aguas” di Omar Sosa e Yilian Canizares, special guest Gustavo Ovalles


Pianista eccezionale, poliglotta musicale che unisce i continenti, Omar Sosa, tra l’utopia e la realtà, è un’allegoria dello scambio artistico universale. Nato nel 1965 a Camagüey, a Cuba, comincia a studiare musica a otto anni al conservatorio municipale, dove si avvicina alle percussioni, e in particolare alle marimba. Continua il suo cursus alla Scuola Nazionale di Musica dell’Avana, poi all’Istituto Superiore d’Arte. Segue una formazione accademica di composizione, armonia e strumentazione. Forte di questa base teorica, si avvicina allora al pianoforte, che l’aveva sempre affascinato per il suo carattere orchestrale e percussivo, diventando presto il suo strumento preferito. La pratica del pianoforte, che Omar suona da autodidatta, sarà sempre influenzata da quella delle percussioni: è il suo stile personale, di grande audacia ritmica, diventato ormai il suo tratto caratterizzante.

Omar comincia subito a suonare in contesti molto vari. Cresciuto nella cultura cubana più tradizionale, scopre ben presto il jazz, il pop, il funk, grazie anche ai programmi americani trasmessi alla radio. È anche l’epoca in cui i musicisti emigrati tornano con cassette e dischi di nuove forme di musica: il paese si apre all’estero e Omar ne approfitta.

Il genere che lo affascina maggiormente è il jazz: sente che è più di una musica, una vera filosofia di vita, una scuola della libertà. Si procura i dischi dei più grandi pianisti (Oscar Peterson, Herbie Hancock, Chick Corea, Keith Jarrett), interessandosi anche alle armonie bop di Charlie Parker, le melopee spiritualiste di John Coltrane e scopre soprattutto Thelonious Monk; il suo stile, aspro e dissonante, diventa per lui un riferimento assoluto.

Alla fine degli anni Ottanta, Omar comincia a lavorare come direttore musicale con cantautori cubani (Vicente Feliu e Xiomara Laugart), poi nel 1993 emigra in Ecuador, a Quito, per un viaggio che sarà decisivo. In un paesino sulla costa occidentale trova un’espressione musicale folklorica originale, fortemente attaccata alle radici africane. Comincia a concepire una musica sincretica, in grado di conciliare tutta la diversità delle espressioni generate dalla diaspora africana. Capisce che lo swing, la danza, il rapporto con il corpo, con la sensualità, sono qualità essenziali che si trovano nel jazz, nella musica portoricana, caraibica, cubana, e che, al di là delle differenze stilistiche nate dal metissage culturale, hanno un’origine comune: l’Africa rubata agli schiavi.
Ha allora trovato la sua strada. Crea un primo gruppo ispirato dalla “jazz fusion”, Entrenoz, trascorre un po’ di tempo in Spagna, a Palma de Mallorca, poi si trasferisce nel 1995 a San Francisco, dove s’impone velocemente come leader sulla scena latin jazz.
Qualche mese dopo il suo arrivo, esce il primo disco negli Stati Uniti, con Otà Records, Omar, seguito nel 1997 dallo straordinario Free Roots. Con Spirits of the Roots (nel 1998) e Bembon (nel 2000), si afferma come leader indiscusso del jazz ibrido, aperto ai ritmi latini e afro-americani di tutto il Nuovo Mondo, ma anche a quelli dell’Africa del Nord, ai canti berberi e al rap. Il groove afro-cubano si trasforma immediatamente in complesse pulsazioni urban; le tradizioni orali (gnawa, yoruba…) si sovrappongono allo slam e all’hip hop.

 

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Opening act: Davide Ambrogio , vincitore della sezione Musica del concorso  Ethnos Gener/azioni

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Ricordiamo che negli spazi della Villa  è previsto il distanziamento interpersonale per i posti a sedere. Si ricorda inoltre che è obbligatoria la mascherina per la durata del concerto.


 

Villa Vannucchi

Villa Vannucchi è una delle tante ville monumentali del Miglio d’Oro, sita nel comune di San Giorgio a Cremano in corso Roma.
Storia. La villa fu voluta da Giacomo d’Aquino di Caramanico (esponente della famiglia D’Aquino e gentiluomo di camera del sovrano del Regno delle Due Sicilie Carlo di Borbone), il quale acquistò nel 1755 alcune proprietà dei discendenti di Giovanni Battista Imparato, della storica famiglia omonima. Tali proprietà consistevano in due complessi edilizi (una casa palaziata e un casino alla romana) e una masseria di quattordici moggi (47.108,04 metri quadrati circa di terreno) con bosco. Alla metà del XIX secolo la villa fu venduta ai Van den Henvel e poi, nel 1912, alla famiglia Vannucchi. L’immobile fu gravemente danneggiato dal sisma del 1980, tanto che fu necessario costruire numerose centine a supporto degli archi di tutta la struttura. Durante questo periodo parte dei giardini venne occupato abusivamente e destinato alla coltivazione di ortaggi per opera di privati. Acquisita al patrimonio del comune di San Giorgio a Cremano, è stata a lungo interessata da estesi lavori di restauro, che sono terminati nel 2006. Tre anni dopo è stato ultimato anche il riassetto del parco, riportato agli antichi splendori grazie ad un rifacimento che si è ispirato alla mappa settecentesca. Oltre ad essere teatro di rassegne culturali, la villa è nota al pubblico per essere apparsa nelle scene iniziali del film Ricomincio da tre, dove Lello Arena chiama a squarciagola Massimo Troisi.

La dimora è una delle più imponenti della zona vesuviana, come dimostra il prospetto firmato da Donnamaria che prevede, in alternanza alle lesene corinzie, un doppio ordine di balconi dotati di ringhiere in ferro battuto e timpani curvi posti senza ornamenti davanti alle finestre del piano nobile. Completano il progetto architettonico della dimora la cappella dedicata all’Immacolata, una sagrestia, una sala della musica e una ex scuderia adibita a teatro. Il progetto per la nuova villa fu commissionato ad Antonio Donnamaria, un architetto di scuola vaccariana, che realizzò il prospetto su strada con una ritmata partitura di lesene giganti in stucco. L’interno è caratterizzato da decorazioni in stucco rococò. Il prospetto posteriore, che si apre sul magnifico giardino all’italiana progettato da Pompeo Schiantarelli nel 1783, è costituito da una serie di arcate, logge e porticati. Il giardino all’italiana di Schiantarelli, la cui vastità è pari al bosco di Portici, è caratterizzato, come si legge anche nella pianta Carafa, da un lungo viale che parte da una quinta ad esedra posta in fondo al cortile e giunge ad una fontana monumentale posta al centro e formata da quattro vasche laterali disposte simmetricamente in diagonale. Da qui si dipanano a “raggiera” quattordici viali che tagliano il giardino per esteso fino al limite della proprietà. Nel giardino sono conservati ancora oggi esemplari di alberi di canfora, pini, lecci, palme, magnolie, datteri, cedri, mimose e albicocchi. La villa, denominata pure “Villa e delizie dei d’Aquino detti di Caramanico” divenne un luogo di riferimento per la nobiltà napoletana ai tempi di Gioacchino Murat. Fu in questo periodo, infatti, che la dimora conobbe il suo maggiore splendore grazie alle feste e ai ricevimenti che il principe d’Aquino offriva agli ospiti sotto la direzione della moglie Teresa Lembo.

 

 

Mappa concerto