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18 Settembre 2021

SABATO 18 SETTEMBRE
SAN GIORGIO A CREMANO

Villa Vannucchi
Corso Roma, 47
ore 21.00
Biglietto: 10 euro

Elina Duni

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Nata a Tirana da una famiglia d’artisti, Elina canta le antiche canzoni tradizionali della sua terra da quando era bambina. Educata al Jazz e alla musica classica, a dieci anni lascia l’Albania e così Elina Duni trova la sua strada.
Dopo incursioni nella musica classica, blues e standard di jazz, fu il suo pianista Colin Vallon che, all’università, la incoraggiò a cantare in albanese.
Grazie alla sua voce soul, presenza scenica magnetica e supporto di ottimi musicisti, si è esibita sui palcoscenici dei più importanti festival jazz internazionali. Oggi Elina Duni è la stella nascente nel panorama jazz europeo. Elina interpreta antiche canzoni albanesi in chiave jazz, grazie alla sua voce superba ci ipnotizza. La sua voce-strumento è assolutamente naturale, libera e lontana dagli svolazzi glamour così alla moda in questi tempi. Il canto di Elina è una carezza, ma tutt’altro che evanescente: è una voce intensa e struggente, raffinata eppure viscerale.

Formazione: Elina Duni (piano, voce e chitarra)

 


 

Biglietto acquistabile qui

 


l’utilizzo della mascherina è obbligatorio per tutta la durata dell’evento, compreso all’ingresso e all’uscita di ogni spettacolo.
I posti a sedere prevedono un distanziamento minimo tra uno spettatore e l’altro di almeno 1 metro, frontalmente e lateralmente.


 

Villa Vannucchi

Villa Vannucchi è una delle tante ville monumentali del Miglio d’Oro, sita nel comune di San Giorgio a Cremano in corso Roma.
Storia. La villa fu voluta da Giacomo d’Aquino di Caramanico (esponente della famiglia D’Aquino e gentiluomo di camera del sovrano del Regno delle Due Sicilie Carlo di Borbone), il quale acquistò nel 1755 alcune proprietà dei discendenti di Giovanni Battista Imparato, della storica famiglia omonima. Tali proprietà consistevano in due complessi edilizi (una casa palaziata e un casino alla romana) e una masseria di quattordici moggi (47.108,04 metri quadrati circa di terreno) con bosco. Alla metà del XIX secolo la villa fu venduta ai Van den Henvel e poi, nel 1912, alla famiglia Vannucchi. L’immobile fu gravemente danneggiato dal sisma del 1980, tanto che fu necessario costruire numerose centine a supporto degli archi di tutta la struttura. Durante questo periodo parte dei giardini venne occupato abusivamente e destinato alla coltivazione di ortaggi per opera di privati. Acquisita al patrimonio del comune di San Giorgio a Cremano, è stata a lungo interessata da estesi lavori di restauro, che sono terminati nel 2006. Tre anni dopo è stato ultimato anche il riassetto del parco, riportato agli antichi splendori grazie ad un rifacimento che si è ispirato alla mappa settecentesca. Oltre ad essere teatro di rassegne culturali, la villa è nota al pubblico per essere apparsa nelle scene iniziali del film Ricomincio da tre, dove Lello Arena chiama a squarciagola Massimo Troisi.

La dimora è una delle più imponenti della zona vesuviana, come dimostra il prospetto firmato da Donnamaria che prevede, in alternanza alle lesene corinzie, un doppio ordine di balconi dotati di ringhiere in ferro battuto e timpani curvi posti senza ornamenti davanti alle finestre del piano nobile. Completano il progetto architettonico della dimora la cappella dedicata all’Immacolata, una sagrestia, una sala della musica e una ex scuderia adibita a teatro. Il progetto per la nuova villa fu commissionato ad Antonio Donnamaria, un architetto di scuola vaccariana, che realizzò il prospetto su strada con una ritmata partitura di lesene giganti in stucco. L’interno è caratterizzato da decorazioni in stucco rococò. Il prospetto posteriore, che si apre sul magnifico giardino all’italiana progettato da Pompeo Schiantarelli nel 1783, è costituito da una serie di arcate, logge e porticati. Il giardino all’italiana di Schiantarelli, la cui vastità è pari al bosco di Portici, è caratterizzato, come si legge anche nella pianta Carafa, da un lungo viale che parte da una quinta ad esedra posta in fondo al cortile e giunge ad una fontana monumentale posta al centro e formata da quattro vasche laterali disposte simmetricamente in diagonale. Da qui si dipanano a “raggiera” quattordici viali che tagliano il giardino per esteso fino al limite della proprietà. Nel giardino sono conservati ancora oggi esemplari di alberi di canfora, pini, lecci, palme, magnolie, datteri, cedri, mimose e albicocchi. La villa, denominata pure “Villa e delizie dei d’Aquino detti di Caramanico” divenne un luogo di riferimento per la nobiltà napoletana ai tempi di Gioacchino Murat. Fu in questo periodo, infatti, che la dimora conobbe il suo maggiore splendore grazie alle feste e ai ricevimenti che il principe d’Aquino offriva agli ospiti sotto la direzione della moglie Teresa Lembo.

 

 

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