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SABATO 10 SETTEMBRE TORRE ANNUNZIATA

Villa del Parnaso,
Litoranea Marconi, 12
ore 20.30
€ 8 più d.p.

Concerto di ANA CARLA MAZA

Virtuosa della voce e del violoncello, Ana Carla è nata a Cuba quando Wim Wenders girava Buena Vista Social Club e ha mosso i primi passi sul palco a 10 anni per poi crescere velocemente a livello internazionale.
Dopo il successo del suo album solista “La Flor”, firma lei stessa le composizioni per il quartetto del suo nuovo album, un tributo al quartiere Bahia de l’Avana dove ha trascorso la sua prima infanzia. Ana Carla Maza crea un universo musicale aperto, combinando jazz, musica classica e i colori dell’America Latina. Suoni cubani e brasiliani sono sotto i riflettori di Bahia, dove ritmi come Tango, Huayno e jazz si uniscono per disegnare un mondo di sensibilità e speranza. Un’avventuriera e una pioniera, come lei stessa afferma: “mi piace il violoncello perchè posso suonarlo come un basso jazz degli anni 50 o come un arco di un concerto classico”.

Formazione:
Ana Carla Maza voce, violoncello

 

 

Biglietto acquistabile qui

 


 


 

Villa Parnaso

La storia d’amore tra la costa vesuviana e la nobiltà romana d’epoca imperiale è nota grazie alle diverse testimonianze archeologiche, artistiche e storiografiche.

La storia di Villa del Parnaso, a Torre Annunziata, è legata e parte proprio con un insediamento di epoca romana. Infatti, la Villa sul mare di Caio Siculio, che le ricostruzioni datano intorno al I sec. a.C., è il nucleo originario della struttura che vivrà, nei secoli, diverse vicissitudini. La villa, sorta in un luogo eccezionale per condizioni ambientali e climatiche e per la presenza di acque termali, viene in parte distrutta dalla celeberrima eruzione del Vesuvio del 79 d.C. e ritrovata solo secoli dopo, intorno al 1841, nel pieno dei lavori per la realizzazione della tratta ferroviaria da Portici a Nocera. Di quel maestoso edificio, appartenuto al ricco Caio Siculio, restano oggi due importanti reperti, oggi conservati al Museo Archeologico Nazionale di Napoli: l’affresco che racconta, con lo sfondo del monte Parnaso, il mito di Eco e Narciso ed un anello di bronzo che riporta le iniziali del proprietario della villa.

Le prime incerte notizie di una ricostruzione nello stesso luogo della villa romana semi distrutta dall’eruzione del 79 d.C., fanno risalire alla fine del 1500 i lavori per l’edificazione di una nuova struttura la quale, però, subirà la medesima sorte di quella di epoca romana, finendo irrimediabilmente distrutta dalla furia dell’eruzione del Vesuvio del 1631. Ma, anche stavolta, la resilienza del popolo vesuviano, fa sì che una nuova costruzione prenda il posto di quella distrutta, ricalcandone quasi fedelmente lo stile architettonico e sviluppandosi dalla strada Regia verso il mare. La storia di questo luogo continua arrivando al 1800 quando, passata la proprietà alla famiglia De Gennaro, si arricchisce ed amplia. La Villa era immersa in una ricca area verde impreziosita da pilastri in pietra e piperno, vasi, voliere, fontane ad esaltarne l’aspetto elegante e scenografico. Sempre nella prima metà del 1800 due eventi caratterizzarono la vita della villa del Parnaso: in primo luogo il passaggio, all’interno della proprietà, della linea ferroviaria che obbliga alla suddivisione della proprietà ed alla costruzione di ponti per il collegamento tra i giardini della struttura. In secondo luogo, l’esproprio forzato per motivi di pubblica utilità nel 1872: nello specifico occorreva estrarne, da una parte, blocchi di pietra vulcanica per la costruzione del porto mercantile. Questo segnò l’abbandono della villa ed il conseguente abbattimento. Quell’esproprio ha anche consentito l’attuale conoscenza delle caratteristiche architettoniche di Villa del Parnaso grazie alla presenza nell’archivio comunale di tutta la documentazione relativa all’esproprio stesso che conteneva una dettagliata descrizione del sito realizzata dall’architetto Eduardo Giordano con una pianta dei giardini e illustrazioni delle opere architettoniche che davano sul lato mare.

villa del parnaso
La storia del sito ha poi conosciuto una parziale ricostruzione ospitando prima il convento della Congregazione delle Piccole Ancelle di Cristo Re e poi, fino ai giorni nostri, il “Liceo Pitagora – Croce”.

Una parziale ricostruzione, conclusasi nel 2017, ha restituito alla città di Torre Annunziata ed all’area alle falde del Vesuvio tutta, un luogo importante, risultato di una storia plurisecolare e ricca di avvenimenti che hanno segnato tappe rilevanti per la storia vesuviana.

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