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FESTIVAL ETHNOS: NE PARLIAMO CON GIGI DI LUCA.

Teresa De Sio riceve il Premio Ethnos 2019

Prosegue il nostro viaggio nel mondo dei festival italiani di world/folk music. Oggi incontriamo Gigi Di Luca il direttore del Festival Ethnos che da 25 anni trasforma ogni mese di settembre l’area Napoli-Vesuvio in un grande palcoscenico.

Ciao Gigi. Sono sicuro che molti vogliono saperne di più sul Festival Ethnos. Cosa ci puoi dire in merito per iniziare?

Il Festival Ethnos è una manifestazione artistico-culturale giunta alla XXV edizione, ideata per promuovere la conoscenza delle “culture e arti del mondo” e la valorizzazione dei beni culturali e paesaggistici di Napoli e della sua provincia, esaltandone le peculiarità e gli elementi di attrattività attraverso la programmazione di concerti e spettacoli che incrociano culture popolari, ricerca, nuove produzioni.

Nato nel 1995 con l’intento di valorizzare le tradizioni popolari dell’area vesuviana, nel corso degli anni il festival ha ampliato il suo raggio di azione, invitando grandi artisti internazionali ad esibirsi in Campania in siti di interesse storico-architettonico non inseriti nei grandi circuiti del turismo, promuovendone la scoperta e riscoperta sia a livello locale che nazionale.

Il festival, da sempre organizzato da La Bazzarra con la mia ideazione e direzione artistica,  finanziato dalla Regione Campania e da diversi enti locali, con il suo programma di concerti di artisti internazionali  e  itinerari culturali delinea le tappe di un itinerario che si sviluppa tra le diverse epoche della storia, tra paesaggi vesuviani e aree marine protette, alla scoperta di meravigliose ville settecentesche, parchi archeologici sommersi, castelli aragonesi, piccoli comuni alle pendici del Vesuvio che conservano una forte identità rurale, e di bellezze paesaggistiche come i sentieri di Parco nazionale del Vesuvio, le oasi naturalistiche dei Campi Flegrei, l’area marina protetta di Punta Campanella.

Musica e cultura al servizio del territorio dunque?

Direi di si. Ogni evento del festival è concepito per valorizzare il connubio di arte, storia, buon cibo tradizioni che caratterizza la regione Campania e favorire un turismo slow di tipo esperienziale, in linea con le tendenze del turismo attuale. Infatti, la proposta mira a creare occasioni di connessione tra i visitatori e la comunità locale nel suo insieme. Con il coinvolgimento di associazioni, produttori, artisti, guide o semplici appassionati che hanno voglia di condividere il proprio tempo, passione e talento con i visitatori, da sempre è stato anche proposto un percorso di conoscenza del patrimonio culturale locale

Il Festival si prefigge anche lo scopo di rafforzare, grazie ad esperienze di grande impatto emotivo che coinvolgono il territorio e i suoi abitanti, la consapevolezza nella comunità locale del valore e della ricchezza del proprio territorio e il senso di appartenenza e identità. Unico nel suo genere ed accreditato sia in Italia che all’estero per essere uno tra i maggiori eventi internazionali dedicati alle culture ed al dialogo tra i popoli, ha sviluppato diverse  azioni.

Quali sono i vari siti storici che siete riusciti a valorizzare in questi anni?

Grazie al festival sono stati rivalorizzati attraverso concerti, mostre  e visite guidate siti come:

Villa Vannucchi, villa Bruno – San Giorgio a Cremano;

Villa Campolieto, parco sul mare di villa Favorita, Villa Ruggiero, parco archeologico – Ercolano;

Villa delle Ginestre, ex Molini Meridionali Marzoli, Villa Sora, Museo del corallo Liverino, museo del corallo dell’Istituto statale Degni, palazzo Vallelonga – Torre del Greco;

– Villa Parnaso,scavi di Oplonti, ex spolettificio borbonico, area portuale – Torre Annunziata;

– Reggia di Quisisana, villa San Marco, villa Arianna, antiche terme  – Castellammare di Stabia;

– Bosco, esedra, sala cinese della Reggia, molo borbonico del Granatello, villa Savonarola – Portici;

– Terrazza belvedere dell’Annunziata, Torre Turbolo, centro storico – Massalubrense;

– Chiesa di Santa Maria del Pozzo, villa Augustea, museo contadino, – Somma Vesuviana;

– Villa Ferretti, Piscina Mirabilis, Parco Archeologico di Baia –  Bacoli;

– Piazzale quota 1000 e sentieri del parco nazionale del Vesuvio, cortile chiesa S.M.delle Grazie, aziende vinicole  – Boscotrecase e Trecase;

– Cortile del Maschio Angioino, cimitero delle Fontanelle, Chiesa di San Giovanni Maggiore a Pignatelli, parco dei Quartieri Spagnoli, Chiostro di San Domenico Maggiore, Teatro Mercadante – Napoli

– Ex Masseria De Carolis – Volla

Qual’é la differenza tra il Festival Ethnos e altri festival europei?

La differenza tra Ethnos e gli altri festival europei è legata innanzitutto alla tipologia ambientale del Sud, alla narrazione poetica che io faccio del nostro territorio. Da sempre ho sposato la linea di organizzare un cartellone che prevede un solo concerto a sera con un pubblico seduto che sceglie di venire al festival innanzitutto per la qualità della proposta e per ascoltare musica e vivere un’esperienza straordinaria in luoghi meravigliosi in cui devi arrivarci appositamente.

Il festival infatti non si tiene, in grandi parchi, o in piazze ma utilizza spazi storici, castelli, ville del 1700, musei, aree archeologiche e luoghi sul mare e sui sentieri del parco nazionale del Vesuvio. Il “Sentire “come dimensione interiore di una di esperienza collettiva ed individuale da vivere con tutti e cinque i sensi è la linea guida del festival che ha saputo fidelizzare un pubblico stabile e competente che ogni anno aspetta impaziente la programmazione del festival.

Quando si svolge il festival e come si articola la programmazione nelle sue varie sfumature? 

Il festival normalmente si tiene nel mese di settembre in forma itinerante coinvolgendo diversi comuni della città metropolitana di Napoli con un focus nell’area vesuviana, ai piedi del Vesuvio. Il comune capofila del progetto è il comune di San Giorgio a Cremano.

Il festival Ethnos prevede percorsi integrati di conoscenza delle peculiarità paesaggistiche, culturali, artigianali e artistiche finalizzati alla valorizzazione di:

  • Tradizioni alimentari ed eccellenze enogastronomiche
  • Patrimonio immateriale di storie, credenze, usanze e feste popolari
  • Repertorio musicale popolare campano in particolare di quello legato al mondo contadino.

Per quanto riguarda il programma, esso si articola in un calendario di appuntamenti suddiviso in più sezioni:

  • Rassegna di concerti

Questa sezione accoglie una programmazione di concerti dedicati alle culture musicali del mondo quasi tutti in esclusiva italiana per Ethnos, caratteristica molto importante del festival,  e in armonia con gli spazi storici che li ospiteranno. A tal proposito lo spazio per concerti non sarà il solito spazio convenzionale, ma saranno studiate forme di assoluta valorizzazione dei siti e utilizzo di scenari naturali per accompagnare il pubblico in una totale e complessiva “ esperienza emozionale “.

Se si guarda alla storia del festival, in questi 25 anni, artisti di fama mondiale hanno calcato i nostri palcoscenici alcuni dei quali: Anouar Brahem, Miriam Makeba, Mercedes Sosa, Dhafer Youssef, Noa, Zakir Hussain, Aynur Dogan, Buena Vista Social Club, Sakamoto, Dulce Pontes, Khaled, Inti Illimani, Maarja Nuut, Cheikka Remitti, Kocany Orchestra, Fanfara Ciocarlia, Taraf de Haidouks, Esma Redzepova, Boban Markovic, Bombino, The Chieftains, Omar Sosa, Violons Barbares due ministri della cultura di paesi sudamericani  Gilberto Gil e Susana Baca, Rokia Traorè. Omou Sangare, Tartit, gruppi gnawa,  aborigeni, e gli artisti italiani Angelo Branduardi, Ivano Fossati, Teresa De Sio, Peppe Barra, Eugenio Bennato, Enzo Avitabile, Vinicio Capossela ed artisti italiani che hanno saputo diffondere la cultura popolare delle diverse regioni come Ambrogio Sparagna, Elena Ledda, Maria Mazzotta, il Canzoniere Grecanico Salentino ed Erri De Luca, Officina Zoè, Tenores de Bitti, Luigi Lai, Mauro Pagani, Fratelli Mancuso, Agricantus, e tantissimi artisti provenienti da tutti e cinque i continenti.

  • Visite guidate e passeggiate naturalistiche

Il Festival Ethnos non si pone come obiettivo quello di diffondere solo musica: annualmente, infatti, la rassegna organizza visite guidate e itinerari presso i luoghi simbolo della provincia di Napoli. Grazie alla kermesse campana, centinaia di persone hanno finora visitato siti archeologici come gli Scavi di Pompei, quelli di Oplonti, le Catacombe di San Gennaro, le antiche Ville Vesuviane. Oltre agli itinerari storico-archeologici, il festival organizza ogni anno passeggiate naturalistiche alla scoperta dei luoghi più affascinanti dell’area vesuviana come il Vesuvio, il suo vicino Monte Somma, gli uliveti e le colline della penisola sorrentina e numerosi altri posti talvolta poco conosciuti dalla maggioranza dei locali.

  • Workshop

Il Festival Ethnos è anche occasione di apprendimento. Workshop e laboratori dedicati alle danze, agli strumenti e ai suoni provenienti dalle più svariate località del mondo arricchiscono ogni anno il programma della manifestazione italiana. Negli anni, la kermesse ha insegnato ai tantissimi partecipanti gli elementi base di danze, strumenti e usanze della tradizione Mediterranea, della cultura Sufi, dei popoli africani e asiatici, nonché dei tanti paesi del Medio-Oriente.

  • Premio Ethnos

Dal 2016 il Festival Ethnos ha istituito il Premio Ethnos, che ogni anno viene assegnato a importanti personalità che negli anni, grazie al loro operato, hanno saputo contribuire significativamente all’integrazione dei popoli e alla diffusione della cultura popolare. Negli ultimi anni, il Premio Ethnos è stato assegnato, ad esempio, al noto scrittore franco-marocchino Tahar Ben Jelloun e all’attivista Ndileka Mandela, nipote di Nelson Mandela.

  •  Ethnos Gener/Azioni

Negli ultimi anni, il Festival Ethnos ha aperto le porte al futuro: Gener/Azioni è la sezione dedicata ai giovani under 35, il contest che premia i giovani artisti che si dedicano a produrre con la loro creatività progetti dedicati a tematiche improntate sul dialogo tra le culture, sulla sperimentazione e sulla contaminazione. Il concorso dà la possibilità ai giovani artisti emergenti di mettersi in mostra e di farsi conoscere dal pubblico del Festival, vetrina di assoluta importanza. Inoltre, i vincitori di ogni categoria del contest si esibiranno nel cartellone ufficiale del Festival in una serata dedicata a Ethnos Gener/Azioni. Per l’edizione 2020 le categorie  sono state ampliate a 5 e cioè musicateatrocinemadanzaarte visiva.

  • Le Terre del Rimorso

Una giornata dedicata alla cultura popolare e alle feste che sono rimaste immutate nel tempo e che sono state oggetto d’interesse e riscoperta da parte dei grandi etno-musicologi ed antropologi. Le feste popolari rappresentano un elemento di grande attrazione turistica; occasione di  conoscenza e di “esperienza” delle tradizioni musicali contadine, della pratica delle danze popolari, della scoperta degli strumenti tradizionali. L’affermazione di una identità culturale e la sua riscoperta è lo spirito di questa sezione che vuole avvicinare i turisti attraverso workshops e incontri con le comunità locali, all’affascinante repertorio musicale campano e alla conoscenza del mondo popolare del Sud Italia.

  • La Terra si racconta – Itinerari di enogastronomia culturale.

Incontri con produttori locali alla scoperta del  mondo contadino contemporaneo e delle eccellenze vesuviane, della storia dei vitigni e dei vini del Vesuvio e dei Campi Flegrei.

Con un festival a 360 gradi, saranno diverse le tipologie di pubblico che riuscite a coinvolgere?

Il festival si rivolge ad un mercato nazionale ed internazionale interessato ad un turismo culturale ed esperienziale, meno omologato rispetto alle forme di consumo turistico dei grandi numeri e più interessato alla qualità dell’esperienza intesa come conoscenza della cultura, delle tradizioni, delle produzioni tipiche, ma anche come partecipazione a momenti della vita sociale locale, in una ricerca costante di unicità e autenticità.

Il pubblico è composto in gran parte da:

giovani e adulti con età compresa tra i 20 e 60 anni, con standard economici e culturali medio-alti

– con un’alta propensione al viaggio e all’esperienze, interesse per turismo culturale e artistico, per la scoperta delle tradizioni

-interessati al turismo enogastronomico

-attratti da itinerari tematici, alla scoperta di luoghi e percorsi insoliti

-alla ricerca di luoghi autentici e non globalizzati e di esperienze che coinvolgono la comunità locale.

       >>> Vedi Link: Il pubblico racconta i concerti della XXV Edizione del Festival Ethnos

La tipologia itinerante della programmazione sposta  i spettatori da città in città.  Il pubblico negli anni è stato sempre formato anche da numerosi turisti prevalentemente francesispagnoli, e del centro Europa che hanno scelto di soggiornare e fare vacanze nella costa vesuviana nel mese di settembre, proprio per seguire il festival Ethnos. Ma i destinatari sono anche i cittadini di tutta l’area vesuviana appassionati ed interessati alla scoperta delle nuove culture musicali e del mondo.

Un festival come Ethnos non si organizza da solo. Quali sono i vostri partner? 

I partner in questi 25 anni di storia del festival sono stati il Mibact, la Siae, la Regione Campania, la Città metropolitana di Napoli e i vari Comuni dell’area ( Napoli, San Giorgio a Cremano, Torre del Greco, Torre Annunziata, Ercolano, Portici, Castellammare di Stabia, Boscotrecase, Trecase, Bacoli, Massalubrense, Volla). Ma il festival coinvolge anche sponsor ed istituzioni private.

Ci puoi dire qualche cosa in più rispetto ai criteri di selezione delle proposte? 

La selezione è molto rigida proprio per quei criteri già espressi prima, uno su tutto è dato dal fatto che io programmo un solo artista/gruppo a sera che deve essere di alto livello e in grado di essere unico attrattore della serata. La selezione la faccio quasi sempre da solo in base ai miei gusti personali e filtrata da una personalità artistica che mi ritrovo nell’essere musicista e regista teatrale.

Mi interessano le emozioni, la ricerca dei contenuti, la verità e l’identità chiara e forte che  un artista sa mettere in un progetto musicale. Sono poco interessato a quella musica che serve, e viene utilizzata solo per far danzare il pubblico, mentre mi piace vedere il pubblico stregato, appassionato ed incantato ad ascoltare l’artista a prestargli attenzione. Colloco gli artisti nel programma in base ai luoghi, e spesso le idee mi nascono proprio dai sopralluoghi che faccio. E’ la natura registica che mi conduce nella costruzione del programma e a creare il  connubio luogo/ artista.

Immagino che non mancano le sfide. Qual’è la sfida più grande? 

La sfida più grande è sempre quella di stabilizzare il festival, riuscire a fare la nuova edizione nonostante i ritardi dell’uscita dei bandi a cui partecipiamo e in cui ci collochiamo sempre ai primi posti, nello specifico nella graduatoria regionale dei grandi eventi internazionali.

La resistenza, la nostra resilienza, ci ha fatto comunque realizzare la XXV edizione a settembre nonostante il covid. E’ stata una corsa ad ostacolo dove le regole del gioco cambiavano in corso d’opera; tra nuovi DPCM e ordinanze regionali siamo riusciti a fare un cartellone di grande livello:  Anouar Brahem. Omar Sosa e Yilian Canizares, Aynur, Violons Barbares, Maarja Nuut.  Abbiamo preso molti rischi perché gli artisti sono arrivati tutti dall’estero, ma non volevamo rinunciare allo stile del festival e non deludere le aspettative del nostro pubblico.

Da marzo a maggio  2020 abbiamo organizzato durante il lockdown una rassegna di approfondimento e dialoghi con artisti italiani, denominata Ethnos Italia che ha riscosso molto successo con la partecipazione di Ambrogio Sparagna, Maria Mazzotta, Duo Bottasso, Elena Ledda, Mauro Palmas, Luigi Lai, Mario Crispi, Baba Sissoko, Cafè Loti, Arsene Duevi, Giovanni Falzone ecc.

Come vedi il futuro del festival?

Il futuro del festival lo devo e lo voglio immaginare sempre in movimento. È un festival che ha fatto storia in Italia, 25 edizioni che hanno fatto crescere generazioni e un territorio alla periferia di Napoli culturalmente degradato che si è elevato con la bellezza della conoscenza e dell’esperienza di Ethnos. Nel corso degli anni, il festival ha superato momenti difficili ma anche acquisito una forte identità, di qualità e di spessore riconosciuta da tutto il mondo della world music.

Continuerò a sviluppare i percorsi avviati dei  rapporti con le nuove generazioni attraverso Ethnos per le scuole; progetti contro il razzismo come l’ultimo concerto di Miriam Makeba a Castelvolturno o come il progetto MA.MA.; darò ancora attenzione ai giovani con il contest a loro dedicato che è Ethnos Gener/Azioni e che quest’anno prevedrà anche una residenza artistica per produrre un lavoro collettivo;  ed un’ulteriore apertura alla mutidisciplinarietà con l’inserimento della danza e del teatro e del cinema.

Per quanto riguarda le relazioni internazionali, Covid permettendo, continuerò a rispondere ai vari inviti: IOMMA a La Reunion, Visa For Music in Marocco, MMM a Maputo, a Manresa in Spagna, ecc..

Come la gente vi può contattare? 

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